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Quando Casanova è una donna e trova l'amore ai Caraibi
Scritto da Antonio Di Lorenzo - Il Giornale di Vicenza   
Lunedì 15 Giugno 2009 00:00

Spiega con un motivo di “appartenenza” la ragione del suo scrivere: «Una volta mi sonotrovata a buttare giù una frase, primadell’era del foglio elettronico, e, dopo averla scritta, sono stata un po’ a guardarla nelsuoinsieme- dall’alto, di lato, con il foglio controluce - per cercare di capirla: le cose conservano, moltopiùdegli uomini, la loro appartenenza. Se tra quelle cose ci metto anche la scrittura, allora penso sia per questo che scrivo, soprattutto. Pernonperdere appartenenzeche, «Una volta mi sonotrovata a buttare giù una frase, primadell’era del foglio elettronico, e, dopo averla scritta, sono stata un po’ a guardarla nelsuoinsieme- dall’alto, di lato, con il foglio controluce - per cercare di capirla: le cose conservano, moltopiùdegli uomini, la loro appartenenza. Se tra quelle cose ci metto anche la scrittura, allora penso sia per questo che scrivo, soprattutto. Pernonperdere appartenenzeche, altrimenti,sparirebbero, ingoiate da lacune di ricordi, dal tempo, da tutti gli agenti che sbiancano. Attraverso la scrittura, forse, cerco davverodiconservaretutto, come dentro una scatola di latta insoffitta». Chissà se CarlaMenaldo,quarantenne giornalista e scrittrice padovana, capo ufficio stampa dell’università, sache questo assuntoprimadi lei l’ha spiegato con altre parole, maidentica sostanza,uncelebre filosofo marxista, amico diHerbertMarcuse,l’americano Norman O. Brown. Il quale sosteneva: “Sonociò chemiappartiene.Lapersonalitàè l’originale proprietà privata” .Evidentemente ci dev’essere un legame sotterraneo (non ideologico,perché a leiMarx& soci non piacciono per nulla) con questo filosofo, scomparso vent’anni fa, che ha indagato il tema “Eros e civiltà”, lostessocheCarlaMenaldohaaffrontato negli ultimi due libri, siapureconil tagliodelromanzo. Prendete “Lei - Cinque storieper Casanova” , progetto ideatoe realizzato nel 2008 da Luca De Fusco per il Napoli Teatro Festival Italia. È il tentativo - riuscito - di ribaltare l’immagine del celebre veneziano, riaprendoalcunevicendeamorose descritte nelle “Memorie”, per raccontarle di nuovo, manondallapartedel seduttore bensì da quello delle (presunte) sedotte. Il testo per il teatro è scritto a più mani: Carla Menaldo è a fianco delle due ultime vincitrici del Super- Campiello (Mariolina Venezia e Benedetta Cibrario), nonché di Paola Capriolo e Maria Luisa Spaziani, Scusate se è poco, direbbe Totò. La contro-storia firmata da Menaldo è quella della misteriosa monaca muranese che inizia Giacomo all’arte dell’amore. Una rivincita femminile a tutto campo, ma anche l’abbattimento di ogni tabu. Trale altre storie,da segnalare quella della terribile Charpillon (Capriolo) che conduce Giacomo sull’orlo del suicidio; di Henriette (Cibrario) forse primo amore di Casanova, che lo abbandona per tornare ai suoi doveri familiari. A ripensare al “Casanova” di Fellini, oppure a quello disneyano di Heath Ledger, ultimo della serie, questa rivisitazionein chiave veneta delmitoha il sapore di un passo in avanti dellaconsapevolezzafemminile, quella che nel ventunesimo secolohaancoramoltodainsegnare agli uomini. Tanto per usare le parole di un’attrice sensibile come Anna Galiena: «La seduzione nasce dall’armonia tra il dentro e il fuori: per essere seducente davvero, la scollaturadevecorrispondere a una specie di décolleté interno » .Del resto, che il punto di vista femminilesiavincente lo testimoniaancheRitaLeviMontalcini, scienziata e Premio Nobel che a cento anni pensa al suodomani(e sogna di andare in Africa)maanche a quello di tutti noi. E predice: «Il futurodel mondo ha due cromosomi x, cioé è delle donne. È naturale: chi è rimasto a lungo a digiuno ha più fame» .Di Carla Menaldo è stata lodata dalla critica (Rita Verdirame) la “scrittura precisa, pulita,ri-pulita anzi - come sostienela stessa autrice- daglieccessi descrittivi e dagli accesi psicologismi di una certa tradizionalemanieradifare scrittura “al femminile”; la sua parola coniuga lingua colta e concreta” .Ma il suo viaggio della ricerca dell’identità si muove nel tempo e nello spazio, come insegna la scienza: e del resto Carla Menaldo scrive anche testi di divulgazione scientifica, oltre che essere appassionata dellamusicadiFrancescoGuccini (ma questa è un’altra storia....) Nell’ultimo libro, “Canna da zucchero” la personale recherche approda da Padovaai Caraibi, in un viaggio che prima di tutto è dentro se stessi, liberatorio delle tanteschiavitù dettate dall’educazione. Strano? No. Uno dei rum eccellenti del pianeta è prodotto a Rosà da Gianni capovilla con la canna da zucchero delle Piccole Antille. Il pianeta è davvero piccolo.

 

 

Com’èdifficiletrovare lapropriaidentità...

“Canna da zucchero”, l’ultimo libro di Carla Menaldo (Marsilio) racconta il sapore fermentato e dolciastro del sesso. Quel sapore che Rosa, la protagonista, si porta addosso tutta la vita. Avent’anni, quando s’innamora di Sandra e vive la rottura tra la propria educazione fatta dei ritmi ancestrali e rassicuranti della terra, e quello che sta diventando, così lontano dalle origini. Atrent’anni, quando fugge in cerca di un'altra patria e di un altro clima e, a Cuba, sulla pelle caffellatte di Awari rimette tutto in gioco, come se lontano dal caos sterile delle città assordanti ci fosse il mito, intatto, della libertà. Aquaranta, quando Rosa è matura nella bellezza e nei sensi e si imbatte in Leo, l’unico uomo improbabile e crepuscolare che dà una risposta, provvisoria e lacerata, alla sua ricerca. L'uomo che è sensualità, instabilità e, soprattutto, femminilità. Sullo sfondo di un’Italia di provincia che non sembra concedere vie di fuga, “Canna da zucchero” è il desiderio ossessivo dell’assenza da ogni vincolo.Maanche la ricerca caotica, faticosa e a volte ingombrante di una identità. Un libro, quindi, che è lo specchio di un’epoca.

 

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